FABIO MARCHETTI
Fabio Marchetti (1951-2020) ha vissuto una vita per la maggior parte seguendo il proprio istinto, alla ricerca di quel senso senza il quale non si è mai rassegnato a vivere.
Nato nel dopoguerra, figlio del boom economico e forse proprio per questo della generazione anticonformista, Fabio percepisce l’impegno politico come modo privilegiato per contribuire all’evoluzione di una società spaccata tra l’individualismo capitalista e lo slancio comunitario.
E molto si potrebbe dire a questo proposito, come molti potrebbero raccontare del suo agire, per anni, nella responsabilità che ha assunto, finché la politica gli ha mostrato dall’interno tutte le sue contraddizioni e lo ha messo all’angolo. Ma è proprio dell’uomo, più che dell’araba fenice, rinascere dalle proprie ceneri. E la rinascita dalla delusione e dalla paura di doversi rassegnare a non veder compiersi i suoi ideali, Fabio l’ha vissuta nella donazione del suo tempo e delle sue capacità con uno scopo ben preciso. Consapevole, molto, della sua sregolatezza e, meno, del suo genio, a Fabio è sempre stato chiaro che valesse la pena decidere come e perché impiegare il proprio tempo su questa terra. Da qui la sua scelta di mettersi completamente al servizio della felicità degli altri.
Ben sapendo, o sperando, che questo sarebbe stato il solo modo di essere felice lui per primo, di non stufarsi semplicemente di ogni cosa, di non alzarsi riluttante al mattino, di mettere a frutto il talento che aveva ricevuto. Così ha fatto per gli ultimi 20 anni della sua vita, restio ad andare in pensione, perché se è pur vero che lavorare stanca, non lavorare lascia troppo spesso un vuoto d’intenti che non è facile colmare. Ora che la morte lo ha portato ad esistere in una forma multidimensionale, la sua arte ne trarrà indubbiamente una maggiore forza propulsiva. Di energia siamo fatti e l’energia permane. Superato lo scoglio del limite umano non possiamo credere che la sua fantasia e il suo amore per i colori accesi, le forme eleganti, i suoni potenti si siano fermati. Cerchiamo ispirazioni e sperando di essere alla sua altezza vediamo cosa succede.
“Il bollito”
Andrea Solieri – Stefano Cattini – Fabio Marchetti
Cleo Cafè Sairano (PV) 2017