Via Noè / 1
Spesso guardando i muri di casa nostra mi domando cosa sarebbe successo se avessi vinto io in uno dei nostri tanti scontri sulla quotidianità, scornandoci fino al cedimento di uno dei due, per convinzione, per quieto vivere, per amore.
Una lunga disquisizione che ci ha occupato, e che io alla fine ho perso, è stata sul colore delle pareti del soggiorno.
Io che, qui lo dico e qui lo nego, ho il senso estetico di un tricheco, ma che non voglio mai perdere l’occasione di dire la mia, avevo le idee chiare, anzi chiarissime. Un bel verde salvia. O se proprio si doveva venire a un compromesso, un verde veneziano.
Fabio no, assolutamente non ne voleva sapere.
Avrei dovuto cedere subito. L’artista in famiglia è lui e non c’è neanche da discutere. Ma io ci metto un sacco a capire le cose e non è tanto tempo che sono diventata una moglie obbediente.
Verde salvia mi sembrava perfetto. Rilassante, raffinato, gentile.
Peccato che Fabio abbia un culto tutto speciale per l’effetto che i colori provocano sulle persone. E il verde salvia per quanto possa essere un colore carino vuol dire solo una cosa: depressione assicurata.
Ammetterlo non mi è mai passato neanche per l’anticamera del cervello.
È solo per farlo felice che ho accettato che la tinta prevalente della nostra nuova casa fosse un turchese acceso.
Così Fabio si è lasciato prendere dall’entusiasmo e dal soggiorno il turchese è passato alla credenza prima color noce, alla stuoia sotto il televisore, fino a raggiungere un paio di muri della camera da letto.
All’inizio è sembrata una scelta azzardata, qualcuno ha commentato con gli occhi. Poi è stato chiaro che il colore era proprio quello giusto.
Perché a viverci dentro lo si capisce ancora di più. Questo turchese è un balsamo per l’anima
E adesso che ogni particolare è diventato vitale, che ho bisogno di andare a caccia di ogni frammento di gioia io possa trovare, la sfumatura che inavvertitamente, come un’onda nel suo movimento, cambia dal verde al blu, mi circonda come un regalo.
Altro che verde salvia. Grazie, Fabio!